Abbiamo scelto questo celebre verso di Bertold Brecht per dare nome alla rassegna cinematografica sull'espressionismo tedesco che, in collaborazione con l'associazione "Il viandante e la sua ombra", si terrà a Rastignano nei quattro martedì di novembre.

La scelta dei titoli della rassegna è stata ispirata ad un criterio non soltanto cinefilo, ma anche storico-economico. Abbiamo così privilegiato la rappresentazione delle condizioni di vita della Germania umiliata dalle pesanti condizioni impostele dai vincitori della Grande Guerra ("Il dottor Mabuse" di Fritz Lang e "La via senza gioia" di Georg Wilhelm Pabst), dell'ordine socialdemocratico con cui si è usciti dalla grande inflazione, dalla vasta disoccupazione conseguente a questa drastica deflazione ("Metropolis", di Fritz Lang), e dalla deriva totalitaria causata da quest'ultima ("L'angelo azzurro" di Josef von Sternberg).

Tutti i film saranno preceduti da una breve contestualizzazione storica. I primi tre film, inoltre, saranno accompagnati dalla musica elettronica di Maolo Torreggiani, in arte SIN/COS.

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Come si era già anticipato, "La Fornace" ha partecipato a varie attività del festival delle culture anti-fasciste, ed ha altresì partecipato al maggio anti-fascista di Casalecchio, Nell’ambito del festival, in particolare, alcuni di noi hanno seguito il dibattito sul caso jugoslavo (“tra ricerca storica, rimozioni e disinformazione”), ed in particolare sui vari tentativi revisionistici sulla ricostruzione della resistenza in Jugoslavia. In questo stesso ambito, altri soci hanno seguito lo spettacolo teatrale sul campo di concentramento di Jasenovac, il più grande della seconda guerra mondiale in Jugoslavia. Per mantenere viva la memoria su questa questione, e proseguire il dibattito, pubblichiamo qui di seguito un paragrafo di una tesi sui fondamenti geopolitici della crisi jugoslava, scritta da uno di noi nel lontano 1993.

LA MORTE DELLA JUGOSLAVIA MONARCHICA E LA RINASCITA POST-BELLICA

 Gli equilibri precari scaturiti dai trattati di Saint-Germain e di Sèvres, al termine della Prima Guerra Mondiale, non sono stati in grado di risolvere in maniera stabile la spinosa Questione d'Oriente; va infatti segnalato che molti degli Stati balcanici sono da allora progressivamente caduti nei due decenni successivi sotto il controllo di regimi autoritari e dittatoriali. Anche il Regno jugoslavo, come s'è visto, logorato dalla contraddizione interna serbo-croata e da una dittatura centro-unitarista serba, economicamente messa in ginocchio prima dal difficilissimo dopoguerra e dopo dalla crisi economica degli anni '30, si trovò dopo solo venti anni di esistenza con fortissime tensioni latenti, la cui esplosione avrebbe provocato la distruzione dell'intero Paese.

Da quando, infatti, il 6 Aprile 1941 le truppe della Germania nazista invasero il Regno jugoslavo, bastarono soltanto quattro giorni perché i Croati proclamassero a Zagabria lo Stato Indipendente Croato, sotto l'egida del III Reich; dopo soltanto un’altra settimana, poi, precisamente il 18 Aprile 1941, l’esercito jugoslavo capitolò di fronte all’incedere inarrestabile delle truppe tedesche: si andava così realizzando un vecchio disegno pangermanista.

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di FABRIZIO SIMONCINI

L'intento di questo scritto è di rendere le cupe atmosfere del passaggio del fronte sulle nostre montagne. Eventi che segnarono la memoria collettiva di intere vallate e la psicologia di numerose famiglie che subirono impotenti i momenti più tragici dell’ultima guerra, dall'8 settembre 1943 all'aprile del 1945. Su queste vicende, in particolare sulla strage di Marzabotto e tutto ciò che riguarda la vita della brigata partigiana Stella Rossa, è difficile aggiungere qualcosa di nuovo rispetto a quello che la memorialistica e le fonti d'archivio già hanno raccontato. Ma quello che ancora a mio avviso non è stato fatto è di fondere tutte le notizie orali e scritte, traendone un racconto che ricrei, per quanto possibile, lo spirito del tempo intrecciando i sentimenti della popolazione montanara, dei partigiani della Stella Rossa e dei militari germanici, e integrando il quotidiano con l'eccezionale di fatti terribili.

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