Quest'autunno 2017 è costellato di importanti anniversari, forse mai così tanti e ben cadenzati sul calendario: martedì 24 ottobre saranno 100 anni esatti dalla disfatta di Caporetto, evento che fu favorito dalla caotica situazione in Russia alla vigilia della Rivoluzione. Per questa occasione, abbiamo pensato di leggere alcuni passi di "Viva Caporetto!", opera provocatoria scritta da Curzio Malaparte e censurata per quasi 60 anni. L'interpretazione di Caporetto da parte di Malaparte è quella di una rivoluzione di classe da parte delle truppe, esauste dopo tre lunghi anni di inutile guerra di trincea.

Martedì 31 ottobre saranno 500 anni dalla pubblicazione delle 95 tesi di Martin Lutero sul portone della cattedrale di Wittenberg. Il filosofo tedesco Volker Drell interverrà a spiegarci come quell'evento ha caratterizzato in profondità la storia della nazione tedesca.

Martedì 7 novembre saranno 100 anni esatti dalla Rivoluzione d'Ottobre, che come noto si chiama così perché in Russia era ancora in vigore il calendario giuliano, secondo cui correva la data del 25 ottobre. Il professor Valerio Romitelli ci introdurrà alla Maratona Rossa: dapprima verrà proiettato "Ottobre", il capolavoro del maestro Ejzenstejn in ricordo di quell'evento; poi, dopo una sosta ristoratrice e un brindisi commemorativo, si proseguirà con la proiezione di due dei "Tre canti su Lenin" di Dziga Vertov.

A seguire queste tre ricorrenze, ci saranno altre due serate per ricordare altri due importanti personaggi della storia novecentesca: martedì 14 novembre ricorderemo Antonio Gramsci a 80 anni dalla sua morte con la proiezione del docu-film di Lino Del Frà che ben testimonia l'evoluzione del suo pensiero ed il suo progressivo isolamento nel partito negli anni del carcere.

Martedì 21 novembre, infine, ricorderemo Ernesto Che Guevara a 50 anni dal suo assassinio durante la guerriglia boliviana, con la proiezione di "Che guerrilla" di Steven Soderbergh.

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Abbiamo scelto questo celebre verso di Bertold Brecht per dare nome alla rassegna cinematografica sull'espressionismo tedesco che, in collaborazione con l'associazione "Il viandante e la sua ombra", si terrà a Rastignano nei quattro martedì di novembre.

La scelta dei titoli della rassegna è stata ispirata ad un criterio non soltanto cinefilo, ma anche storico-economico. Abbiamo così privilegiato la rappresentazione delle condizioni di vita della Germania umiliata dalle pesanti condizioni impostele dai vincitori della Grande Guerra ("Il dottor Mabuse" di Fritz Lang e "La via senza gioia" di Georg Wilhelm Pabst), dell'ordine socialdemocratico con cui si è usciti dalla grande inflazione, dalla vasta disoccupazione conseguente a questa drastica deflazione ("Metropolis", di Fritz Lang), e dalla deriva totalitaria causata da quest'ultima ("L'angelo azzurro" di Josef von Sternberg).

Tutti i film saranno preceduti da una breve contestualizzazione storica. I primi tre film, inoltre, saranno accompagnati dalla musica elettronica di Maolo Torreggiani, in arte SIN/COS.

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Come si era già anticipato, "La Fornace" ha partecipato a varie attività del festival delle culture anti-fasciste, ed ha altresì partecipato al maggio anti-fascista di Casalecchio, Nell’ambito del festival, in particolare, alcuni di noi hanno seguito il dibattito sul caso jugoslavo (“tra ricerca storica, rimozioni e disinformazione”), ed in particolare sui vari tentativi revisionistici sulla ricostruzione della resistenza in Jugoslavia. In questo stesso ambito, altri soci hanno seguito lo spettacolo teatrale sul campo di concentramento di Jasenovac, il più grande della seconda guerra mondiale in Jugoslavia. Per mantenere viva la memoria su questa questione, e proseguire il dibattito, pubblichiamo qui di seguito un paragrafo di una tesi sui fondamenti geopolitici della crisi jugoslava, scritta da uno di noi nel lontano 1993.

LA MORTE DELLA JUGOSLAVIA MONARCHICA E LA RINASCITA POST-BELLICA

 Gli equilibri precari scaturiti dai trattati di Saint-Germain e di Sèvres, al termine della Prima Guerra Mondiale, non sono stati in grado di risolvere in maniera stabile la spinosa Questione d'Oriente; va infatti segnalato che molti degli Stati balcanici sono da allora progressivamente caduti nei due decenni successivi sotto il controllo di regimi autoritari e dittatoriali. Anche il Regno jugoslavo, come s'è visto, logorato dalla contraddizione interna serbo-croata e da una dittatura centro-unitarista serba, economicamente messa in ginocchio prima dal difficilissimo dopoguerra e dopo dalla crisi economica degli anni '30, si trovò dopo solo venti anni di esistenza con fortissime tensioni latenti, la cui esplosione avrebbe provocato la distruzione dell'intero Paese.

Da quando, infatti, il 6 Aprile 1941 le truppe della Germania nazista invasero il Regno jugoslavo, bastarono soltanto quattro giorni perché i Croati proclamassero a Zagabria lo Stato Indipendente Croato, sotto l'egida del III Reich; dopo soltanto un’altra settimana, poi, precisamente il 18 Aprile 1941, l’esercito jugoslavo capitolò di fronte all’incedere inarrestabile delle truppe tedesche: si andava così realizzando un vecchio disegno pangermanista.

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