Quest'anno abbiamo avuto modo di assistere alla ventesima edizione di “Time in Jazz”, festival internazionale di musica che ha luogo a Berchidda, paese di 3.000 abitanti nell'entroterra sardo.

La curiosità nei confronti di questa manifestazione si è sviluppata grazie al bellissimo concerto che Paolo Fresu, nativo di Berchidda ma pianorese di adozione e direttore artistico del festival, ha tenuto lo scorso anno nell'ambito del programma musicale e teatrale organizzato dal Comune di Pianoro; in tale occasione il musicista sardo, in duetto con il pianista Roberto Cipelli, ha accennato ai suoi molteplici impegni artistici tra i quali l'evento “Time in Jazz”.

Cuore geografico della manifestazione è Berchidda ma nel corso degli anni l'arricchirsi del calendario degli eventi di Time in Jazz ha fatto si che alcuni di questi siano ospitati in importanti località dei comuni limitrofi quali Pattada, Monti, Tempio Pausania e Ozieri. Una storia lunga vent'anni quella del Festival diretto da Paolo Fresu, anche con vicissitudini travagliate, finanziamenti mancati (ma quell'anno i musicisti suonarono gratis) e controversie con le amministrazioni comunali. Ciononostante “Time in Jazz” è entrato nel cuore di tutti i cittadini di Berchidda, delle autorità locali e regionali nonché dei commercianti; il coinvolgimento è totale e lo si percepisce in occasione di qualsiasi contatto con le persone.

Durante la settimana di ferragosto, il festival è iniziato il 10 per terminare il 16, Berchidda si trasforma da tranquillo paese di provincia ad animatissima capitale del jazz richiamando un sempre più numeroso pubblico di appassionati molti dei quali “pendolari” che soggiornano nei paesi vicini perché le strutture ricettive della cittadina non bastano per tutti. Ma quali sono gli ingredienti del successo di una manifestazione che cresce di importanza di anno in anno riuscendo a strappare nel caldo del mese delle vacanze i turisti dalle spiagge per portarli nell'entroterra? Innanzitutto il programma che vede snocciolarsi nell'arco di 7 giorni ventisei appuntamenti parallelamente ai quali, per tutta la durata del festival, vengono ospitate mostre d'arte, esposizioni e proiezioni cinematografiche.

Dal commosso tributo a Fabrizio de Andrè da parte dell'attrice Lella Costa, del cantautore Gianmaria Testa e dallo stesso Paolo Fresu, che ha avuto luogo alla presenza di Dori Ghezzi e di 3.000 spettatori nella tenuta dell'Agnata, dimora del cantautore genovese; al trascinante concerto nella Piazza di Berchidda del trombonista svedese Nils Landgren, la cui energia ha contagiato tutto il pubblico in una lunga danza al ritmo del suo funky; dalle allegre performances della Koçani Orkestar nelle vie di Berchidda, al rock mistico di Dhafer Youssef e Nguyen Le, dal pianoforte di Dado Moroni a quello di Antonello Salis; dalle influenze argentine dei bandoneon di Daniele di Bonaventura e Cesar Stroscio alle influenze africane del trio Sclavis – Texier – Romano; dai cori corsi del gruppo A Filetta alle corde vocali del belga David Linx; dalle narrazioni di Marco Baliani a quelle di Pierpaolo Piludu, dai fiati dell'Italian Trumpet Summit (Bosso, Tamburini, Boltro, Ambrosetti e Fresu) a quelli dell'Orchestra del Parco della Musica di Roma, dimenticando sicuramente altri artisti.

Appuntamento di eccellenza, e come gli altri spettacoli tutto esaurito al botteghino, è stato “Le Fresiadi”, concerto così ironicamente battezzato in onore di Paolo Fresu e cioè l'avvicendarsi sul palco di tutte o quasi le formazioni di cui il musicista fa parte; tre ore e mezza di musica durante le quali Fresu si è alternato con classe magistrale, alla tromba e al filicorno al fianco dello storico Quintetto Italiano (con Roberto Cipelli, Attilio Zanchi, Tino Tracanna e Ettore Fioravanti), del Devil Quartet (con Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Stefano Bagnoli), dell'Angel Quartet (con Furio Di Castri, Roberto Gatto, Nguyen Le e Antonello Salis), del trio PAF (con Antonello Salis e Furio Di Castri), del trio Homescape (con Dhafer Youssef e Nguyen Le) e del trio con David Linx e Diederik Wissels. Un tutt'uno di musica dal jazz più classico alla versione mozzafiato di “Angel” di Hendrix culminato in una festosa chiusura con “Summertime” suonata da tutti i musicisti insieme.

A Berchidda si ha l'impressione che gli artisti siano anche amici, non è raro vederli assistere agli spettacoli dei colleghi ed applaudire, oppure improvvisare qualche nota anche al di fuori degli appuntamenti in calendario.

Seconda, ma non secondaria componente di questo successo è indubbiamente la scelta logistica degli spettacoli; solo i concerti serali si svolgono in un contesto più tradizionale quale Piazza del Popolo, la piazza principale di Berchidda; tutti gli altri eventi sono nelle località e nei luoghi più disparati ma non scelti a caso; si carpisce, da comuni fruitori dell'evento, che ogni appuntamento è legato a un doppio filo col quale l'arte e l'ambiente che la ospita si condizionano positivamente a vicenda, pertanto ecco i concerti a bordo del traghetto Sardinia Ferries che accolgono e salutano i musicisti in terra sarda, ecco ancora i concerti acustici all'alba e al tramonto immersi tra mirti, sugheri e rocce granitiche dei monti Limbara e Acuto, e ancora nelle chiese di campagna, nelle basiliche, nelle piazze, nelle stazioni, lungo le strade, al museo del vino e nello splendido parco della casa di riposo di Berchidda a fare da cornice a emozioni intense che rimangono impresse nel cuore di ciascuno.

Ma cosa sarebbe tutto ciò senza la gentilezza e l'accoglienza aperta degli abitanti di Berchidda e degli organizzatori? Dai ragazzini che indicano dove parcheggiare, sorridenti, sotto il sole cocente, agli addetti alle informazioni; dalle famiglie che mettono a disposizione la loro casa e la loro abilità culinaria, ai comitati delle chiese campestri che cucinano la squisita zuppa berchiddese per tutti, dalle persone conosciute per caso che al primo incontro ti invitano a bere un caffè, agli anziani che prima di qualche anno fa non sapevano cosa fosse il jazz e oggi seguono tutti i concerti. Insomma un sano entusiasmo che contagia proprio tutti e che lascia senza parole anche noi bolognesi, notoriamente cordiali e festaioli.
Siamo entusiasti di aver assistito a questo lungo evento estivo e vogliamo sottolineare che l’indispensabile collante di tutti gli ingredienti che abbiamo elencato fino ad ora è l'ideatore e curatore del Festival, Paolo Fresu, che con il suo spessore umano, oltre che artistico, è riuscito a dare alla Sua gente, alla Sua terra e a tutti gli appassionati di Musica e d'Arte l'opportunità di vivere momenti indimenticabili.

Ci auguriamo di rincontrarlo presto per uno spettacolo qui a Pianoro ... oppure di nuovo a Berchidda.